sabato 24 dicembre 2011

Umiltà

Riporto la traduzione di un bellissimo post dell'amico kendoka inglese Geoff Salmon.
La AJKF (All Japan Kendo Federation) dice che "Il concetto del Kendo è disciplinare il carattere umano attraverso l'applicazione dei principi della katana".
Una delle virtù che ci proponiamo in questo processo è l'umiltà. Questa non è facile da raggiungere poichè il successo e la crescita nel kendo inducono spesso ad una maggiore fiducia e autostima, e agli occhi di molte persone queste qualità non coincidono facilmente con la modestia. Attraverso i blog come questo e attraverso i commenti sui social media, è facile esprimere immediatamente emozioni sul nostro kendo. Leggo spesso i messaggi scritti da amici di ritorno da una buona pratica di Kendo, che seguono la falsariga di: "Ero in fiamme", l'ho battuto ", l'ho fracassato", ecc. So per esperienza personale che quando il keiko va bene, soprattutto se avete appena "sfondato il muro" dopo un periodo di frustrazione, lo si vuole dire al mondo, ma io non sono ancora sicuro di come farlo senza sembrare presuntuoso.
Questo strombazzare è ancora peggio quando viene fatto dai più esperti kenshi. Se dopo 30 o 40 anni di "shugyo" stiamo ancora mostrando evidenti difetti caratteriali di base, qualcosa non funziona.
L'anno scorso al Taikai di Kyoto, mi è stato chiesto da un sensei anziano quello che pensavo della mia prestazione, dopo aver perso il mio tachiai, stupidamente ho detto che ero soddisfatto della mia prestazione. Volevo dire che avevo fatto del mio meglio, ma dopo averlo detto in quel modo, ho capito subito quanto suonava presuntuoso. C'è un proverbio giapponese che dice "Minoru Hodo kobe ​​non sagaru Inaho ka na" (実るほど頭のさがる稲穂かな) "Il ramo che porta la maggior parte (della frutta) sta più in basso". Questo sembra essere rappresentato continuamente dai praticanti di Kendo davvero grandi, che hanno lasciato che le loro azioni parlassero da sole. Il Kenkyo (la modestia o umiltà) è insito alla base della cultura giapponese, per cui persone provenienti da paesi in cui la comunicazione più diretta è la norma può essere perdonato così come lo strano vantarsi involontario. Tuttavia i valori Kendo provengono da radici buddiste- confuciane dove sono apprezzate l'umiltà e l'obbedienza.
Come la maggior parte delle cose, l'umiltà può essere sopravvalutata. Ci sono certamente casi in cui la falsa modestia può essere fastidiosamente intesa come come vanagloria.
Ad esempio un "Ma no, sono solo un principiante" suona un po' banale, dopo aver appena vinto un importante torneo internazionale. La modestia non è ovviamente solo una caratteristica giapponese. Parafrasando le parole del poema 'Se' di Rudyard Kipling potremmo dire:
"Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
e trattare questi due impostori allo stesso modo
tu sarai un Uomo, figlio mio!"

martedì 20 dicembre 2011

Punching ball

Stavo pensando se riprendere a praticare Kendo al dojo della mia città ma alcune considerazioni mi fanno riflettere...
Con i mondiali di Kendo 2012 alle porte il 'principino' si dovrà allenare nei prossimi cinque mesi...