sabato 8 ottobre 2011

Steve Jobs e l'influenza maligna sul mondo del software

Ieri ero ad una conferenza scientifica e durante l'introduzione, il chairman non ha potuto esimersi dal ricordare ed elogiare il genio e la sregolatezza di Steve Jobs. Sebbene sia giusto rendere omaggio ad un illustre e geniale defunto, non condivido tutta questa enfasi sulla sua presunta creatività. Chi conosce cosa c'è dentro ai sistemi Apple e come sono fabbricati sa bene che fondamentalmente sono sistemi che limitano la libertà di chi li usa, proprio come da sempre dice Richard Stallman.
La dichiarazione polemica di Richard Stallman, presidente della Free Software Foundation. "Tutti ci meritiamo la fine del'influenza maligna perpetrata da Apple sul computing". E continua: "Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele". "Noi (GNU/Linux) siamo il bene, loro sono il male". E "loro" sono tutti quelli che sostengono software non totalmente aperto. Non modificabile e non utilizzabile liberamente dagli utenti.
Link : La Repubblica
Per un ulteriore approfondimento sull'argomento suggerisco la lettura di questo interessante articolo.
Un altro articolo di Stallman su Wired italia

mercoledì 5 ottobre 2011

No alla legge bavaglio

Costituzione della Repubblica Italiana - Articolo 21
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.»
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

lunedì 3 ottobre 2011

The old man Kendo

Stavo discutendo con l‘amico Geoff Salmon delle mie perplessità e difficoltà nel praticare il Kendo alla mia età e lui mi ha indicato uno dei suoi vecchi post dedicato all'argomento. L'ho trovato molto interessante pertanto l'ho tradotto di seguito.
Molti club di kendo pubblicizzano il kendo come "adatto a persone di tutte le età". Io non sono d'accordo con questo, penso che ci sono alcune cose da considerare. Chi ha la fortuna di iniziare in età relativamente giovane, ha avuto il lusso di adattare il kendo nel corso degli anni e per parafrasare Nakakura sensei (nella foto): "lasciare che velocità fisica e forza vengano sostituite dalla tecnica e succes-sivamente da kizeme, basata sulla forza d'animo".
Per le persone di mezza età che iniziano a praticare, il kendo è più difficile.
Ci sono eccezioni, naturalmente, ma nella maggior parte dei casi, i principianti adulti alla fine non hanno la forza e la flessibilità per iniziare con kendōka giovani ed è impossibile colmare decenni di esperienza in un breve corso per principianti.
Un kendōka esperto può avere anche problemi dopo una lunga pausa dalla formazione. Di recente ho incontrato un praticante esperto, giapponese trentenne che è tornato al kendo dopo un intervallo di 10 anni. In pochi minuti di suburi ha avuto problemi al tendine d'Achille.
Quindi cosa dovrebero fare i kendōka più adulti per ottenere il massimo risultato senza troppo dolore?
In primo luogo trovare un istruttore simpatico che conosce i limiti dei suoi studenti. Il lavoro sulla tecnica corretta e di taglio e mantenere la postura corretta. Fate un buon fumikomi, ma non fate grandi passi per non sollecitare troppo il tendine di Achille. Portate sempre il piede sinistro velocemente, quindi verificate sempre che la punta del piede sinistro ritorni in linea con il tallone destro. Prima di tutto relax. Se si avvertono fitte improvvise stop! Essere prudente però non significa non praticare con spirito pieno.
Non ci sono solo cattive notizie per tutti noi 'vecchietti'. Qualcuno mi ha parlato del proprio padre che ha iniziato a 60 anni e ha raggiunto 5° dan, senza perdere una classificazione. Ho anche un amico che ha ripreso dopo una pausa di 27 anni e ha raggiunto il 7° dan. Quindi fate del vostro meglio, ma senza esagerare.
P.S. (n.d.t) Consiglio ad alcuni giovani kendōka particolarmente esagitati di tenere presente questo quando si trovano di fronte un principiante anziano. Calma e rispetto dell'avversario, aiutano entrambi a progredire.